- Intervista a cura di Sergio Ferraris
Il futuro del Lazio è rinnovabile
"Il ruolo degli enti locali nella gestione della produzione energetica è una delle sfide da vincere nei prossimi anni e le rinnovabili potrebbero essere la chiave di svolta in direzione di una maggior ecosostenibilità" L'Assessore all'ambiente della Regione Lazio, Filiberto Zaratti, ci parla di cosa si sta facendo sotto questo punto di vista.

Perché l'energia è un tema cruciale dal punto di vista ambientale?
Per tre motivi. Il primo è legato all'inquinamento che la produzione energetica da fonti fossili possiede in se, il secondo attiene alla logica della sua distribuzione e il terzo è legato a un aspetto etico che riguarda le generazioni future.

Si tratta in primo luogo di superare le fonti di origine fossile. Qual è la strategia?
Si può riassumere in una parola sola: rinnovabili. Non si tratta di uno slogan ma di una prospettiva reale anche se di lungo periodo. Le fonti d'energia rinnovabili sono l'unica soluzione ai bisogni energetici dell'umanità se consideriamo un arco temporale di decenni. Un intervallo di tempo che però non deve essere utilizzato per non fare nulla, anche perché ci sono delle emergenze ambientali che bisogna iniziare a risolvere da subito come quella dell'emissione dei gas serra.

Il comparto dell'industria afferma che i costi di Kyoto sarebbero eccessivi. Come risponde?
Rispondo citando una fonte che non può essere tacciata di essere antindustrialista: il rapporto di Sir Nicholas Stern, pubblicato l'anno scorso. L'ex capo economista della Banca mondiale nel suo rapporto afferma una cosa chiara: bisogna investire sul futuro e bisogna muoversi ora. I dati sono chiari. Investendo sulla riduzione dei gas serra l'uno per cento del Pil mondiale l'anno eviteremo una bancarotta mondiale ben peggiore di quella del 1929, che minaccia di portarci a una diminuzione entro il 2050 del Pil mondiale del 20 per cento l'anno.

In uno scenario globale come questo che ruolo hanno gli enti locali?
Hanno un grande ruolo per due motivi. Il primo è rappresentato dal fatto che le concentrazioni industriali spesso sono presenti in aree limitate regionali, pensiamo per esempio alla Pianura padana. Oppure, per rimanere nella nostra regione, al polo energetico di Civitavecchia. Il secondo fattore è quello dello stretto contatto che gli enti locali possiedono con il territorio, i cittadini e le realtà imprenditoriali a livello locale.

In concreto come si svolgono le azioni nella Regione Lazio?
Abbiamo predisposto un piano articolato per 100 milioni di euro in tre anni la cui strategia è quella di contribuire a recuperare il gap tecnologico, imprenditoriale e sociale del nostro Paese per ciò che riguarda le rinnovabili. La nostra visione è quella di stimolare la ricerca applicata, la crescita delle rinnovabili a livello imprenditoriale - cosa che avrà sicuri ricaschi occupazionali - e la diffusione delle energie verdi presso i cittadini. Si tratta di un piano di ampio respiro che però porterà a dei risultati concreti anche sul breve periodo.

Come mai una Regione si impegna su un campo come quello della ricerca scientifica?
Bisogna avere una visione strategica, ma nel frattempo essere realisti. Il nostro Paese deve recuperare il gap tecnologico e scientifico degli ultimi venti anni nel campo delle rinnovabili, ma le piccole e medie industrie non possono accedere alla ricerca e sviluppo in maniera organica. E allora ecco che scatta il ruolo dell'ente locale che deve fare opera di stimolo e di disseminazione. Nel Lazio abbiamo un tessuto imprenditoriale che potrebbe essere molto ricettivo sotto questo profilo, per questo abbiamo creato un polo di ricerca sull'idrogeno e uno sul fotovoltaico, due settori che reputiamo strategici dal punto di vista delle rinnovabili. E ne stiamo creando anche uno sulla mobilità
sostenibile per sviluppare nuovi mezzi di trasporto ecologici.

Bene sul fronte della ricerca e dell'impresa. Ma cosa fate verso i cittadini?
Lo sviluppo delle rinnovabili ha bisogno del supporto dei cittadini e in questo quadro l'azione dell'ente locale è fondamentale. Abbiamo istituito un fondo di rotazione, in pratica un microcredito finalizzato all'accesso alle fonti rinnovabili, ma non ci scordiamo del territorio. Vogliamo creare dei distretti bioenergetici nei quali si coltivano e si utilizzano bioenergie direttamente sul posto, creando filiere energetiche brevi nelle quali si consuma l'energia rinnovabile prodotta localmente. È un approccio innovativo anche sotto il profilo sociale. In questa maniera si lega il territorio all'energia che consuma e si responsabilizzano i cittadini.

Avete anche azioni rivolte verso l'efficienza energetica?
Naturalmente. La prima fonte rinnovabile è l'efficienza. Usare meglio l'energia è di primaria importanza. In questo quadro approvo totalmente lo slogan dell'Unione europea che dice "Fare di più con meno". Nella Regione Lazio stiamo partendo con una campagna rivolta si cittadini e poi abbiamo puntato anche sul miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici, in linea con le direttive europee che saranno approvate dal nostro Paese nel 2007. Abbiamo finanziato la creazione di alcuni quartieri ad alta sostenibilità ed efficienza energetica che faranno da apripista per le buone pratiche energetiche nel settore dell'efficienza.

Come immagina il futuro energetico del Lazio tra dieci anni?
Vorrei che il Lazio tra dieci anni fosse fortemente indirizzato verso l'ecosotenibilità delle fonti energetiche, con un forte impulso delle attività imprenditoriali legate al settore e mi piacerebbe vedere migliaia di pannelli solari sui tetti delle abitazioni che rappresenterebbero il segnale più evidente dell'efficacia delle nostre azioni. Vorrei anche incontrare dei giovani che abbiano le rinnovabili e l'ambiente nel loro Dna e per questo motivo abbiamo attivato, in collaborazione con l'Università di Roma La Sapienza, l'insegnamento obbligatorio delle rinnovabili in tutti i corsi di laurea. Stiamo investendo, anche in questa maniera, sul futuro.




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